Domenica, 20 agosto 2017 ore 02:16
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Ogni anno migliaia di stranieri visitano i campi profughi sahrawi in Algeria, distribuiti nella regione di Tindouf. E’ una consuetudine che si estesa a partire dall’inverno 1975/76, quando le prime missioni di solidarietà hanno valutato i bisogni e gli aiuti umanitari. In assoluto i primi soccorsi sono venuti dalla Mezzaluna Rossa Algerina per gli esuli sahrawi che fuggivano i bombardamenti dell’aviazione marocchina sulle città occupate e sugli accampamenti di sfollati creati all’interno del Sahara Occidentale stesso.

 

Oggi non si contano le delegazioni straniere di tutti i continenti che visitano per ragioni umanitarie, politiche e diplomatiche i rifugiati sahrawi.

 

Molteplici sono gli interlocutori: i ministeri della RASD per i progetti a carattere nazionale e settoriale, le wilaya per gli interventi sul territorio, le singole strutture dei servizi (scuole, dispensari), le organizzazioni di massa (donne, giovani, lavoratori, studenti), le istituzioni culturali e informative, (musei, centri culturali, radio, tv, agenzia stampa), le attività produttive (orti e allevamenti individuali e collettivi, i mercati, le cooperative di artigianato), le organizzazioni della società civile. Per taluni è l’occasione di incontrare le famiglie dei bambini ospitati durante le vacanze estive in Europa.

 

I viaggi hanno lo scopo non solo di conoscere la realtà sahrawi, ma anche di progettare, seguire, consolidare, sviluppare interventi di solidarietà.

 

L’ANSPS organizza in collaborazione con il Fronte Polisario in Italia, le autorità della RASD nei campi, e la rete delle associazioni italiane, visite nei campi profughi, di preferenza seguendo un itinerario a tema in modo da accrescere la conoscenza e la consapevolezza dei bisogni. L’approccio talvolta superficiale ai bisogni ha infatti prodotto interventi non adeguati e ha generato una progressiva dipendenza dall’aiuto esterno, anziché facilitare autorealizzazione e indipendenza.  

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