Domenica, 20 agosto 2017 ore 02:11
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Dopo il rapimento di Rossella Urru e dei due cooperanti spagnoli nell’ottobre 2011, molte associazioni e persone solidali si sono poste l’interrogativo se non fosse rischioso andare nella zona di Tindouf, considerata la più sicura della regione, perché non vi erano stati atti di terrorismo neppure nella fase più acuta in Algeria, durante gli anni ’90.

 

Subito dopo il rapimento, l’ANSPS ha incitato il movimento di solidarietà a non abbandonare in un frangente così difficile il popolo sahrawi, e ha chiesto alle autorità della RASD di prendere tutte le misure necessarie per assicurare la sicurezza dei visitatori stranieri e dei rifugiati. La risposta è stata molto positiva.

 

Le autorità sahrawi hanno adottato, unitamente alle autorità algerine, e in accordo con le agenzie delle Nazioni Unite che operano nei campi, le misure per raggiungere i livelli di sicurezza necessari.

 

Le associazioni di solidarietà, le Ong, le delegazioni di EE. LL., di partiti e sindacati hanno continuato le loro missioni, accettando le condizioni imposte dalla sicurezza (ad esempio visite di gruppo e non più individuali che richiederebbero uno sforzo organizzativo eccessivo).

 

Il sito del MAE italiano Viaggiare sicuri, ha posto l’intera Algeria nella zona di non sicurezza. Noi ritieniamo del tutto possibile ed auspicabile la continuazione delle missioni di solidarietà alla luce della nuova politica di sicurezza inaugurata dalla RASD.

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