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NOTA SU INONDZIONI INSEDIAMENTI PROFUGHI SAHRAWI

NELLA REGIONE DI TINDOUF (ALGERIA) – OTTOBRE 2015

Nella notte tra il 16 e il 17 ottobre 2015 sono iniziate piogge molto intense, accompagnate da forti venti, che hanno investito tutta la zona dei cinque insediamenti (wilaya) dei profughi sahrawi nella regione di Tindouf (sud-ovest dell’Algeria). Le piogge sono continuate per circa una settimana e hanno provocato danni ingentissimi, i più gravi da quando nel 1975 gli insediamenti sahrawi si sono stabiliti nella regione e sono stati investiti da periodiche inondazioni. Abitazioni, tende, scuole, dispensari, sedi amministrative, depositi di derrate alimentari sono stati colpiti in maniera variabile da un insediamento all’altro. Fortunatamente non si è registrata nessuna vittima. Una prima stima aveva calcolato in 25.000 le persone (circa 5.000 famiglie) totalmente prive di abitazione, e in 4.400 circa le abitazioni completamente distrutte. Al 23 ottobre la Mezzaluna Rossa sahrawi (MLRS) stimava a 11.400 famiglie circa quelle che avevano perso, in parte o totalmente, la propria abitazione.

I danni più gravi si sono verificati nelle wilaya di Dakhla e Awserd. Nella wilaya di Dakhla, a circa 180 km a sud di Tindouf, la totalità delle abitazioni e delle strutture pubbliche è andata distrutta. La MLRS ha dichiarato la wilaya di Dakhla zona in situazione di catastrofe umanitaria. Su richiesta della popolazione sahrawi ivi residente, le autorità sahrawi hanno deciso di mantenere l’insediamento nella stessa località.

I primi soccorsi sono stati portati oltre che dalla MLRS, dalla Mezzaluna Rossa Algerina e dalla Protezione civile algerina. L’ACNUR ha destinato 8 milioni di dollari per la ricostruzione degli insediamenti; a questi fondo contribuiscono le donazioni decise dai vari governi (tra gli altri: Norvegia 970.000 €; Italia 200.00€).

Nel corso dell’annuale Conferenza di coordinamento della solidarietà europea ed internazionale EUCOCO, tenuta a Madrid il 13-14 novembre 2015, il Gruppo di lavoro, presieduto dal Ministro della Cooperazione della RASD, ha raccomandato non solo la mobilitazione della solidarietà internazionale, ma la raccolta degli aiuti sottoforma di denaro, più economici da trasferire e gestire, da convogliare poi al Ministero della cooperazione, che assicura il coordinamento della loro destinazione in funzione dei bisogni. Si è anche raccomandato di tenere presente che i bisogni cambiano in funzione del tempo in cui gli aiuto verranno inviati (dapprima l’emergenza, poi la ricostruzione nelle sue diverse fasi). L’Onu stimava a fine ottobre in 19,6 milioni di dollari le necessità dei primi 3 mesi dopo le inondazioni.

Il Comitato di crisi istituito dalle autorità sahrawi ha stimato a metà novembre in 6 milioni di € il costo della riabilitazione delle strutture pubbliche (scuole, ospedali, dispensari, ecc.), e in 20 milioni di € il costo della ricostruzione delle abitazioni famigliari.

Per comprendere meglio la situazione va tenuto conto che il popolo sahrawi vive da 40 anni l’occupazione marocchina della propria patria del Sahara Occidentale, che dal 1991 attende la tenuta del referendum di autodeterminazione costantemente riaffermato da tutte le istanze internazionali, che una parte consistente dei sahrawi vive nell’esilio in Algeria, che negli ultimi 5 anni la comunità internazionale ha ridotto del 20% gli aiuti umanitari, e che il livello attuale degli aiuti non copre la totalità dei bisogni degli insediamenti dei profughi nella regione di Tindouf.

Nota aggiornata al 15 novembre 2015

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